Masse biel par nò publicalu.
.............pensait parsore femines...........
mandi
Giulia
lo so, non c’è niente di più insopportabile per una figlia adolescente che ricevere una lettera dalla propria madre. Allora facciamo un patto: leggerai queste righe quando sarò abbastanza vecchia perché tu non mi “avverta” più
come pedante e impicciona. Oppure se, barricata nell’invalicabile avamposto della tua stanza, sentirai forte il bisogno di me. Ti ho ascoltata, l’altra notte, piangere al cellulare. Ho immaginato che tu piangessi con lui. O forse “per lui”.
Il tipo del quale ho intravisto i riccioli, il piercing, una maglietta slabbrata e jeans quei boccoli spettinati con un bagliore speciale. Mi è bastato il tuo gemito notturno per sentirmi strizzare il cuore, come in un nefasto, materno, presagio. Mia figlia si è innamorata, ho pensato, ed è partendo da qui che la mamma, quella che “non ne ha mai azzeccato uno in vita sua’ vorrebbe parlarti di uomini, pensando anche a tuo padre, con il quale siamo miracolosamente arrivati fino a qui. A vent’anni di matrimonio e ai tuoi tormentati, meravigliosi, interminabili quindici anni.
Gli uomini, ti dicevo. Amali, Giulia, ma senza farti troppo male. Amali, senza mai mancarti di rispetto. Sono tremendamente imperfetti, credimi, a volte sono rozzi, spesso non trovano le parole, anzi stanno semplicemente troppo zitti quando tu avverti il desiderio di essere inondata di verbi, sostantivi e aggettivi o vorresti che usassero l’infallibile intelligenza del cuore piuttosto che la labile ragionevolezza della mente. Amali perché sono fragili, anche quando esibiscono muscoli da palestra, comprendi, senza tradire te stessa, la loro frugalità d’animo: è solo timidezza, a volte, e maschera implacabili menti matematiche che non apprezzano la bellezza del caos. Prova a giustificarli se non riescono a essere ragionevolmente indipendenti come siamo noi. Il loro cruccio è che non sanno maneggiare i sentimenti e perdonali se pronunciano raramente l’invocato “ti amo”: non hanno letto abbastanza poesie.
Sii sempre loro amica e te ne saranno grati. Sorridi, tollerante, quando ti accorgi che mentono sapendo di mentire:
l’ironia delle donne è un’arma della quale non conoscono la sottile arguzia, l’alleanza femminile li sconcerta, la generosità li meraviglia. Regala loro dei romanzi: nella buona letteratura sono racchiuse le migliori risposte. Spiega loro il coraggio e la lealtà, la potenza di un abbraccio e il languore di una carezza fra i capelli. Infine sposali, se sanno cucinare e solo quando avranno imparato ad asciugare quella lacrima sul ciglio dei tuoi occhi fieri.
Mamma
PAOLA CALVETTI
scrittrice
tratto dal mensile Elle